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Delitto Anica Panfile: indagato l’ex datore di lavoro

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Il “Re del pesce”

L’ex datore di lavoro di Anica, è noto per la sua presunta vicinanza alla Mala del Brenta. Nel 2011 ha terminato di scontare una condanna a 21 anni di carcere per l’omicidio di un rivale, Vincenzo Ciarelli, commesso nel 1988.

Riferendosi al delitto di Anica Panfile, sua ex dipendente, aveva detto «Fino a novembre lavorava per me: per cinque anni mi ha dato una mano nella mia pescheria, poi è scaduto il contratto e mi ha chiesto di non rinnovarglielo perché aveva trovato un posto più comodo da raggiungere. Mi è dispiaciuto, perché era un’ottima collaboratrice» e che, riferendosi all’indagine, «Ho detto tutto quello che so ai carabinieri che mi hanno interrogato sabato. Non credo sia stata uccisa: lei era un “pezzo da novanta”, una donna energica che non potevi sopraffare facilmente, anzi. Sapeva tenere a bada le persone e non si faceva sorprendere. Sono convinto che alla fine verrà fuori che non è un delitto».

La svolta nelle indagini

I carabinieri del nucleo investigativo della Procura di Treviso sono intervenuti all’alba di lunedì 12 giugno presso l’abitazione dell’imprenditore ad Arcade e presso il negozio “Il Tiburon” di Spresiano. Le forze dell’ordine hanno sequestrato le auto dell’uomo, la sua abitazione oltre ai pc e i cellulari.

L’ex datore di lavoro di Anica, più volte interrogato dai carabinieri, ha ammesso di essere stato forse l’ultima persona ad aver visto viva la donna, affermazione confermata dalle telecamere della zona vicine all’abitazione del 76enne.

L’incontro tra i due, secondo quanto riferito dall’uomo, doveva essere per la consegna di un Cud. Quando il corpo venne ritrovato nelle acque del Piave da un pescatore, l’ipotesi fu quella del suicidio: solo in seguito l’autopsia chiarì che la donna era deceduta a causa dei colpi ricevuti alla testa. Per questo motivo è stato iscritto nel registro degli indagati anche se non è ancora sottoposto a nessuna misura restrittiva.

Vedi l’articolo anche su Treviso Today.

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