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Dentro e fuori di noi: il mistero della felicità

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Dentro e fuori di noi: il mistero della felicità. Filosofando: rubrica a cura di Davide Maria Caregnato

Dentro e fuori di noi: il mistero della felicità.“La felicità non dipende da ciò che possediamo, ma da come usiamo ciò che abbiamo”.
(Seneca, De Brevitate Vitae)

C’è un’armonia misteriosa in essa, un’orchestra segreta che intona melodie nascoste nei cuori e riempie l’universo di note radianti. La sua essenza sfuma tra le pagine dei libri e sussurra tra le pieghe dell’anima, avvolgendo la nostra vita in una danza continua sospesa tra un attimo fuggente e l’eternità.

Ma che cos’è la felicità? Come si fa ad essere felici?

Sono domande che tutti ci facciamo e per ognuno di noi le risposte sono sempre diverse. Ogni persona ha delle passioni e dei piaceri che la rendono felice e, nonostante queste cose non siano uguali per tutti, possiamo essere sicuri di questo: in un modo o nell’altro, seppur con strade diverse, tutti gli esseri umani cercano di raggiungere la felicità durante la loro vita.

Per alcuni ad esempio questo significa “fare ciò che piace”, con il lavoro, gli hobby, le abitudini, perché, per essere felici, il primo passo è essere soddisfatti di quello che si fa ogni giorno. Questo in parte lo pensavano anche i filosofi greci, sostenendo che l’essere umano possa raggiungere la pienezza durante la sua vita solo agendo secondo virtù, cioè, svolgendo delle attività in cui crede e che gli piacciono, non per il risultato che queste danno, ma per il piacere dell’azione in sé. In altre parole, potremmo dire che agire secondo virtù significa “fare le cose per passione”

Questo è sicuramente un aspetto molto importante e infatti, se ci pensiamo, come potremmo essere felici senza essere anche soddisfatti delle attività che facciamo? La risposta è che non si può, ovviamente. Tuttavia, questa cosa da sola sembra non bastare e, anche quando abbiamo un buon lavoro e delle buone abitudini, non sempre riusciamo ad essere felici. 

Nella vita di tutti i giorni ci sono dei piccolissimi fattori (che poi tanto piccoli non sono) che ci aiutano ad essere felici, e uno di questi è soddisfare i nostri desideri, che non riguardano solo le attività che facciamo (il lavoro, gli hobby, lo sport etc…) o i piaceri fisici.

Il desiderio è il motore del corpo,

l’impulso vitale che ci permette di agire nel mondo e, soddisfando le sue richieste, possiamo avvicinarci alla felicità. Il desiderio è la nostra volontà di comprendere, modificare e fare nostre le cose del mondo, rappresenta la nostra personalità più profonda e non possiamo ignorarla se vogliamo essere felici, perché fa parte della nostra natura.

Ma tutti i desideri vanno soddisfatti? In realtà no, anche perché ognuno di essi ha un peso diverso, dipendente dalla persona e dal periodo che sta vivendo: ciò che può essere importante per qualcuno in un certo momento può non esserlo per qualcun altro. Lo stesso accade con il “valore” che diamo alle cose, che diventano più o meno desiderabili a seconda dei nostri gusti e del nostro carattere. Oltretutto, al desiderio piace tantissimo saltare da una parte all’altra facendoci perdere la testa, tanto che molto spesso capita di convincersi di desiderare una cosa e, quando la si ottiene, ci si rende conto che invece non ci interessava così tanto come pensavamo prima.

Seguire ciecamente il desiderio senza mai cercare di “controllarlo” è, secondo molti pensatori, il presupposto per vivere infelici perché ci distrae dal capire che la felicità dipende, invece,  dal nostro spirito, da ciò che abbiamo “dentro”.

I greci questo “dentro” lo chiamano daimon (letteralmente, demone) e, il segreto per raggiungere la felicità risiede nell’eudaimonia, che significa “avere un buon demone interiore”. Il daimon è, in altre parole, la nostra personalità, il nostro carattere e, per saperlo governare bene, l’intelletto gioca un ruolo fondamentale, perché fa da mediatore con i nostri desideri. Il suo compito non è quello di sopprimerli, ma, piuttosto, quello di “regolarli” in modo da non ricadere nei vizi. Praticamente l’intelletto è quella parte di noi che dice al desiderio “guarda che il troppo stroppia” e lo riconduce verso l’equilibrio. Aristotele in questo senso parlava del “giusto mezzo” e considerava l’equilibrio tra desiderio e intelletto come la base per una vita felice.

Questo ci porta a pensare, quindi, che la felicità non possa essere data da qualcosa di esterno, o meglio, l’esterno non può essere l’unica cosa che ci rende felici, perché serve un equilibrio tra ciò che sentiamo da fuori e ciò che abbiamo dentro, tra desiderio e ragione, senza che nessuna delle due prenda mai il sopravvento. 

Però questo non lo possiamo fare da soli, ed è qui il bello della vita, perché per essere felici e trovare il nostro equilibrio abbiamo bisogno degli altri, delle relazioni, degli amici e del confronto. Non possiamo capire noi stessi e conoscerci se non attraverso gli altri: lo vediamo quando qualcuno, parlandoci, ci fa cambiare idea o ci motiva ad agire in una certa maniera, ridandoci quell’energia che non riuscivamo a trovare da soli.

Epicuro nelle sue lettere parla spesso di questo e considera l’amicizia il valore più importante da perseguire per vivere una vita felice, proprio perché è solo tramite gli amici che è possibile condividere i nostri desideri e le nostre sensazioni. Sembra scontato, ma spesso ce lo dimentichiamo e ci focalizziamo solo noi stessi, pensando che tutto dipenda unicamente da noi, anche se, per fortuna, non è così. 

“La vera ricchezza è godere dei piaceri semplici e gratificanti della vita, come il cibo, l’amicizia e la contemplazione della bellezza naturale”.

(Epicuro, Lettere a Erodoto)

Dentro e fuori di noi: il mistero della felicità.

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