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Indicazione Geografica (IG) no Food: un’opportunità anche per il vicentino.

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Indicazione Geografica (IG) no Food: entro la fine dell’estate, entrerà presumibilmente in vigore il Regolamento per la protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti artigianali ed industriali, dopo che a maggio è stato raggiunto un accordo politico tra Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea.

“Il testo è la tappa finale di un percorso iniziato più di dieci anni fa sotto il nome di ‘Made in’ che vide, allora come oggi, Confartigianato in prima linea. Da allora molte cose sono cambiate a partire dalla maggior facilità con cui merci e persone si spostano, passando per il boom del commercio elettronico. Ciò ha portato a un crescendo della scoperta dei prodotti italiani e quindi dell’export ma anche delle, più o meno grossolane, contraffazioni della nostra manifattura”, commenta Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Imprese Vicenza. 

IG no Food: I dati di Confartigianato

Secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato l’export manifatturiero made in Vicenza (il 29,4% del totale delle esportazioni manifatturiere venete, 3,9% di quelle italiane) vale 23.361 milioni di euro; Germania, Stati Uniti e Francia sono i principali Paesi di destinazione (il 31,7% delle esportazioni manifatturiere venete è diretto in questi Paesi), Macchinari e apparecchiature, Moda, Alimentari e bevande e Legno e arredo rappresentano una fetta importante delle esportazioni made in Vicenza (oltre il 56,4% del totale esportato). Settori dell’artigianato, questi ultimi, che vedono impegnate 5.553 imprese (sul totale manifatturiero di 6.638 aziende) occupando 24.363 addetti (sul totale manifatturiero di 28.478).

Il regolamento

Il nuovo Regolamento perciò può essere un primo passo verso una protezione più solida dei prodotti artigianali. Ciò avverrà attraverso l’Indicazione Geografica che rappresenta un sistema di protezione dei diritti di proprietà intellettuale per specifici prodotti, la cui qualità è legata all’area di produzione in cui vengono realizzati. Il regolamento garantirà la qualità e l’autenticità dei prodotti venduti all’interno dell’Unione Europea.

“Dovremmo fare attenzione però a due aspetti: la ‘polverizzazione’ territoriale di molti settori, ovvero la distribuzione diffusa di alcuni comparti anche in ottica di filiera; e il fatto che molte aziende si avvalgono dell’ausilio di macchine per alcune fasi di lavoro– aggiunge Cavion-. In merito al primo punto potrebbe essere opportuno strutturare dei ‘marchi ombrello’ di territorialità; in merito poi alla definizione di “prodotto artigianale”, proprio su proposta di Confartigianato, si distingue tra prodotti realizzati con una componente di apporto umano prevalente e quelli di natura industriale, ma senza tralasciare l’apertura verso gli strumenti digitali utilizzati dalle imprese innovative”.

“Quindi, nell’apprezzare le linee ispiratrici e gli intendi di questa Regolamento deve rimanere alta la prudenza nel bilanciare tutela e realtà imprenditoriali territoriali, quindi è auspicabile che le regole siano chiare, aderenti alla realtà e quanto più inclusive possibile delle diverse sfaccettature di cui è composto il mondo dell’artigianato”, conclude Cavion.

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