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Le conclusioni del vertice EU

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Le conclusioni del vertice EU tenutosi il 29 e il 30 giugno scorsi hanno portato ad un nulla di fatto, almeno per quanto riguarda la questione dei migranti, tema centrale della discussione dei capi di stato dei 27 paesi membri.

In particolare, come già avevamo raccontato alla fine della prima giornata del Consiglio, sono state Polonia e Ungheria a fermare l’iter legislativo votato a maggioranza tra i ministri degli interni dell’UE in data 9 giugno.

La riforma avrebbe introdotto una serie di nuove regole sul trasferimento dei migranti dai Paesi di primo approdo, tra cui l’obbligo per gli Stati che si rifiutano di ospitarli sul loro territorio di pagare una tassa di 20.000 euro per ogni migrante.

La resistenza di Polonia e Ungheria

La resistenza da parte di Varsavia e Budapest poggia su alcune questioni formali e politiche. Da prima la questione del voto all’unanimità: i primi ministri Mateusz Morawiecki e Viktor Orban sostengono infatti che la legge sui flussi migratori approvata il 9 giugno dovesse essere votata all’unanimità dagli stati membri per essere considerata e non approvata a maggioranza qualificata dai ministri interni dell’UE.

Dall’altro lato invece c’è la questione “politica” ed “etica” che riguarda l’obbligo, secondo la legge, di un numero minimo di trasferimenti e ricollocamenti dei migranti (circa 30.000 all’anno) per tutti i paesi europei. Secondo Polonia e Ungheria questa è una misura inaccettabile dal momento che il ricollocamento dei migranti dovrebbe essere su base volontaria e non costituire un obbligo. Inoltre, a questo si è aggiunta la polemica per la somma di denaro da versare (20.000 euro) all’UE per ogni migrante di cui i paesi non vogliono farsi carico.

Il risultato finale dello scontro è stata la decisione di cancellare dalle conclusioni post-vertice riguardo questo tema, con il testo che si limita ad accogliere con favore l’accordo con la Tunisia per l’erogazione di 1 miliardo di euro “per il controllo dei migranti” e “la ripresa del dialogo politico nel contesto dell’Accordo di associazione UE-Tunisia”. 

Secondo i leader UE, l’accordo “sottolinea l’importanza di rafforzare e sviluppare partenariati strategici simili tra l’Unione europea e i partner nella regione”.

Il tentativo di mediazione di Giorgia Meloni

Su invito del presidente del Consiglio UE Charles Michel, Meloni – alleata del premier polacco Mateusz Morawiecki e di quello ungherese Viktor Orban – ha tentato un’ulteriore mediazione per provare a convincerli.

“Ho tentato di mediare fino all’ultimo”, spiega Meloni costatando il fallimento. “Non sono mai delusa da chi difende gli interessi delle proprie nazioni. La questione che pongono polacchi e ungheresi non è peregrina, sono i due Paesi che si stanno occupando più di profughi ucraini, lo fanno con risorse Ue che non sono sufficienti”, ha spiegato la premier italiana.

“La loro posizione non riguarda la dimensione esterna, che è la priorità italiana ed è l’unico modo per affrontare la migrazione mettendo d’accordo tutti”, ha concluso.

Alle dichiarazioni di Giorgia Meloni rilasciate dopo l’incontro Viktor Orban ha risposto dicendo: “Con Meloni siamo d’accordo che non siamo d’accordo”. Quindi di fatto, anche con gli sforzi della premier non c’è stato alcun ripensamento della loro posizione.

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