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L’UE e il regolamento sull’AI

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Il regolamento dell’UE sull’AI: l’artificial intelligence act

L’UE ha approvato il regolamento sull’AI lo scorso 14 giugno, un insieme di regole proposte già ad aprile 2021 per l’utilizzo e la commercializzazione dei servizi che usano l’intelligenza artificiale.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione in ambito normativo. Ma perché è così importante regolamentare l’utilizzo dell’AI?

Uno sguardo sull’AI e il Machine Learning

Innanzitutto, quando sentiamo parlare di Intelligenza Artificiale sentiamo questo termine spesso accostato con il Machine Learning, ovvero, la possibilità per gli algoritmi di “apprendere” un compito da svolgere. Tuttavia, tra questi due termini vi è un’importante differenza anche se sono spesso accomunati e utilizzati come sinonimi.

Con AI infatti si intende nello specifico un’algoritmo programmato per eseguire dei compiti, del quale viene scritto il codice per eseguire determinati task. In altre parole, il programma contiene le istruzioni su come eseguire un compito e la macchina lo esegue.

Il concetto di Machine Learning invece si spinge ancora oltre, basandosi su un meccanismo completamente diverso: all’algoritmo non vengono date le istruzioni da eseguire passivamente, ma piuttosto vengono forniti dati dai quali effettua delle previsioni con cui eseguire le richieste.

Un esempio per capire questo è il gioco degli scacchi: attraverso il Machine Learning è possibile fornire come dati le istruzioni del gioco che l’algoritmo elabora e, dai feedback delle sue partite, impara le mosse migliori a seconda delle situazioni.

Senza il Machine Learning invece ciò non sarebbe possibile e, l’Intelligenza Artificiale, potrebbe solo riprodurre tra gli “infiniti” set di mosse fornitegli come istruzioni per eseguire il compito del “giocare a scacchi”.

Le innovazioni portate dall’UE con il regolamento sull’AI

Insieme al GDPR (il regolamento per il trattamento dei dati personali) e il DSA (il Digital service act) rappresenta una svolta per la regolamentazione dei servizi digitali.

Questo perché, se i regolamenti GDPR e DSA si concentravano sul concetto di Accountability da parte dei provider, ora, con l’AI act, verrà mantenuto il così detto approccio “Risk based“, ma con una modalità “top-down” invece che “Bottom-up“.

Il Risk Based Approach (approccio basato sul calcolo del rischio) è una modalità di approccio che si basa sulla considerazione fondamentale dei rischi connessi allo sviluppo delle tecnologie. A seconda della quantità di rischio si stimolano delle misure di controllo più stringenti.

Per quanto riguarda la modalità top-down dell’AI act, si tratta invece di un vero e proprio “cambio di rotta“, il quale segna nella storia l’UE come la prima istituzione a porre le basi per la regolamentazione dell’AI.

Questo perché, per la prima volta da quando sono nate queste tecnologie, l’UE ha proposto di fissare delle categorie di rischio nelle quali far rientrare i provider dei servizi, solo che queste sono decise direttamente all’interno dell’AI act, senza pertanto lasciare questa definizione a chi i servizi li offre, com’era invece in precedenza.

Attraverso l’AI act infatti vengono definite quattro categorie principali di rischio: i sistemi a rischio inaccettabile, i sistemi ad alto rischio, i sistemi a rischio limitato e, infine, i sistemi a rischio minimo.

I primi si riferiscono, ad esempio, a quelle tecnologie che riguardano la raccolta e l’utilizzo dei parametri biometrici. Ovvero, i dati riguardanti le caratteristiche fisiche e la forma del corpo come il riconoscimento della retina, le impronte digitali, il DNA, le vene delle dita o del palmo della mano o la sua geometria.

Queste riguardano tutte le tecnologie che rappresentano “una chiara minaccia per la sicurezza, i mezzi di sussistenza e i diritti delle persone”. Ad esempio l’assegnazione di un ‘punteggio sociale’ da parte dei governi. In particolare, il rischio inaccettabile comprende la “manipolazione comportamentale cognitiva di persone o gruppi vulnerabili specifici, la classificazione sociale e sistemi di identificazione biometrica in tempo reale e a distanza, come il riconoscimento facciale”.

I sistemi ad alto rischio, invece, sono quelli che prevedono l’utilizzo dell’AI nei contesti lavorativi (selezione delle candidature tramite i Curriculum), gestione dei trasporti (treni, aerei etc.), sanitari (la chirurgia assistita da robot) o giuridico amministrativi.

In altre parole, l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per selezionare, valutare o gestire gli individui dovrà essere soggetta a molti controlli, per evitare violazioni dei diritti.

Differente è il discorso per il rischio minimo la cui proposta avanzata dal Parlamento ne consente il libero utilizzo dell’IA. Rientra nella categoria del rischio minimo tutto ciò che include, ad esempio, applicazioni come videogiochi abilitati all’intelligenza artificiale o filtri antispam.

Approfondimenti

Leggi il testo del regolamento: AI act.
AI e Machine Learning: che cos’è l’intelligenza artificiale.
Approfondimento: Le regole dell’AI act.

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