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Tempo di Leggere: Che freccia Vicenza 90!

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Dai biancorsossi inglesi agli alieni che atterrano, in un libro la Vicenza degli anni Novanta.

di Antonio Di Lorenzo

È nelle librerie (Traverso e San Paolo a Vicenza) il nuovo libro di Antonio Di Lorenzo, giornalista e saggista che racconta gli anni Novanta a Vicenza. Il sottotitolo spiega che si parla dei cambiamenti veloci di Vicenza attraverso avvenimenti, personaggi e ben 500 fotografie del tempo, in gran parte inedite.

È questo il significato della copertina, che mostra un passaggio delle Frecce Tricolori sopra Vicenza. È una foto simbolo, non si tratta di un libro sulla pattuglia acrobatica: tant’è vero che il titolo del libro è “Che freccia Vicenza ’90!”. La Vicenza di quegli anni è una freccia perché si adegua ai veloci cambiamenti del tempo, che sono tanti, profondi e rapidi. Li rincorre e li acchiappa. Centra i bersagli. Sono mutamenti strutturali della vita e della società: pensate allo sport, con l’anticipo delle partite, all’economia che corre come una locomotiva e fa nascere il caso Nordest in Italia, con Vicenza che è cuore di questo nuovo miracolo. Riflettete sull’impatto che il fenomeno immigrazione ha avuto sul sistema delle imprese e sulla società, tra paura e accoglienza. E non avevamo ancora visto niente.

Pensate agli stili di vita che si modificano profondamente: sbarcano i discount e i centri commerciali, peraltro sempre aperti; in discoteca fino al mattino si balla, e spesso si sballa, con la tragica scia di sangue delle stragi del sabato sera. Il sesso diventa uno show, senza sensi di colpe e vergogne. Pensate ai pazzi che, fortunatamente solo per un periodo di tempo, si divertono a lanciare sassi dai cavalcavia: quante croci per quegli atti criminali.

E poi c’è Tangentopoli, che fa deflagrare la politica: muoiono i vecchi partiti, ne nascono di nuovi, dal travaglio giudiziario e sociale nasce la Seconda Repubblica.

Pensate al cambiamento più profondo di tutti, quello legato alla tecnologia: i primi telefoni cellulari assomigliano a piccole valigie, esibiti come uno status symbol; è l’alba di Internet quando si racconta con orgoglio che in pochi giorni sul web Vicenza è stata contattata da 200 luoghi, perfino dagli Usa, e la Rete collega cinque milioni di persone nel mondo. Adesso si contano a miliardi. È la tecnologia, bellezza. Vicenza innova addirittura nella televisione satellitare. Sono gli anni dell’air bag, delle Playstation e del Gps. Ma ancora non s’è visto niente, perché la vera rivoluzione che ribalterà le nostre vite arriverà nel 2007 con l’invenzione dello smartphone.

Vicenza negli anni Novanta appare come una città di forti pulsioni, d’intuizioni d’avanguardia ma anche di scommesse perse e di occasioni perdute: lo stadio in bilico sul ciglio del futuro, il Vicenza calcio che diventa inglese, il primo tentativo del metrò, il sogno del volo Vicenza-Roma, il tram che è ancora futuribile mentre altri capoluoghi vicini l’hanno realizzato. Insomma, Vicenza è sempre la problematica città che conosciamo.

Insomma, questo libro è il primo che cerca di collocare (con non poca fatica, visto che sono andato a pescare in molti depositi e ho interpellato parecchie memorie) gli eventi, i personaggi e il pensiero di quegli anni a Vicenza.

Non c’è evidentemente tutto, non è neanche possibile. Però ci sono perfino gli alieni che sbarcano a Lugo di Vicenza, con tanto di impronta ovale dell’astronave: evidentemente uno scherzo, ma l’avvenimento di quell’estate del 1996 riempie pagine dei giornali e calamita l’attenzione di tutta Italia.

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